Fonte Ship2Shore 07.10. di Angelo Scorza ‘Il nuovo MIT prova ad annusare le problematiche dei trasporti al GIS 2019 di Piacenza’

Piacenza – Un orecchio teso ad ascoltare per la prima volta le questioni sollevate dalle diverse categorie di operatori della catena logistica, manifestando sincero stupore per quanto invece è purtroppo un quotidiano accanimento contro cui si scontrano i player italiani della supply chain. Questo in sintesi l’esito del serrato confronto che si è tenuto a Piacenza nell’ambito della fiera Giornate Italiane del Sollevamento GIS 2019 tra un delegato di Governo e otto rappresentanti istituzionali della filiera dei trasporti. ‘Porti e Interporti di fronte alle sfide dell’innovazione’ era il titolo scelto da Ship2Shore, che per la quarta volta consecutiva – nel contesto di un appuntamento biennale che coinvolge non solo i produttori e utilizzatori di macchine per il sollevamento e la movimentazione ma anche quelli dei trasporti eccezionali, logistica, project cargo e intermodalità – ha organizzato una tavola rotonda schierando i delegati delle maggiori associazioni di categoria coinvolte. L’obiettivo ‘dichiarato’ (fin dalla prima edizione del 2013) di ‘portare il mare in pianura’ è stato centrato grazie alla presenza di porti e terminal, di interporti e ferrovie, di logistici, trasportatori eccezionali e project cargo, e naturalmente della federazione omnicomprensiva dei trasporti. Ad ascoltare attentamente il neo sottosegretario del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Roberto Traversi, deputato M5S, unico genovese del secondo governo Conte, chiamato a rilevare la pesante eredità tecnica di un politico navigato e conoscitore del sistema dei porti e dei trasporti quale Edoardo Rixi, sottosegretario del precedente governo Conte. Ma dopo un’ora e mezza di relazioni che – tranne quella di Ivano Russo (Confetra), capace di elevarsi su un piano superiore contestualizzando le questioni italiche alla luce dei grandi fenomeni di macroeconomia e geopolitica che stanno scuotendo il globo – hanno più o meno tutte additato la governance nazionale di non avere risolto la gran parte dei problemi che le sono stati presentati, con grande sincerità e genuina trasparenza, il concittadino del politico leghista suo predecessore ha (ahinoi!) confessato di “essere uno che si è finora occupato di ambiente, adesso chiamato a questo nuovo ruolo da soli 10 giorni, di essere ancora scosso dalle tragedie che sono capitate appena dopo la sua nomina in parlamento un anno e mezzo fa (Ponte Morandi di agosto 2018 e mareggiata Riviera Ligure di ottobre 2018), ma soprattutto di ignorare che le cose, in certe nicchie dei trasporti, siano davvero così complicate e che quella che dovrebbe essere una normale attività imprenditoriale risulta invece un’autentica corsa ad ostacoli”. Ad incalzare il rappresentante del dicastero retto fino a pochi mesi fa dal ministro probabilmente più ineffabile della storia repubblicana italiana (Danilo Toninelli) sono stati via via tutti gli speaker di alto livello invitati dagli organizzatori del convegno, strutturato sulla base di un teorema tanto ovvio quanto ancora parzialmente inattuato. Il presupposto ben noto a tutti è che la catena logistica sia unitaria: porti e interporti sono nodi strategici di un’unica filiera e – come sosteneva diceva il ministro di un paio di governi fa (Graziano Delrio) – è necessario ‘Connettere l’Italia’; d’altronde i concetti di ‘porto secco’ e quello di ‘banchina lunga’ nel retroporto non sono certo scoperta di oggi. Inoltre, non più tardi di un paio di settimane fa nell’ambito dell’innovativo concept TID Trieste Intermodal Day, Zeno d’Agostino, presidente dell’AdSP giuliana e vice presidente ESPO, aveva fatto una relazione – che il moderatore del convegno piacentino ha riproposto ai relatori come ‘food for thoughts’: “Il futuro del porto è fuori dal porto”. D’altronde è assodato che l’Italia sia sempre al vertice per quanto concerne creatività e produzione manifatturiera; siamo un paese leader nell’export, ma il problema spesso si pone nella fase del trasporto del prodotto finito all’estero, quale che sia la modalità scelta, e la sua difettosa e/o onerosa esecuzione diventa un fattore competitivo di svantaggio per il Made in Italy, penalizzando tutto il Paese. Per questo motivo, le sfide dell’innovazione poste come argomento di riflessione per i panelist sono da intendere come rischi & opportunità, criticità & valore aggiunto per ciascun attore della complessa filiera logistica del trasporto. E in tale contesto, la parola innovazione va presa nella sua accezione più ampia: si parla di innovazioni tecnologiche, organizzative, legislative, economiche… Su queste premesse, ciascuno dei delegati di categoria partecipanti all’evento piacentino ha illustrato prerogative e istanze delle categorie che rappresentano. A rompere il ghiaccio – anche come sua prima presenza pubblica di livello nazionale con le nuove ‘mostrine’ – ha pensato Oliviero Giannotti, Segretario Generale Assoporti, fresco di nomina in quel ruolo dopo tanti anni di milizia nell’associazione. Un esperto teorico (è docente universitario) e pratico (è direttore dell’Interporto di Bologna) quale Marco Spinedi, Membro Consiglio Direttivo Unione Interporti Riuniti (UIR), non ha faticato a mettere a fuoco il reale problema di una categoria che è ancora ferma ad un assetto legislativo del 1990 e che soprattutto in alcuni suoi membri pure di punta ancora difetta di investimenti in automazione e IT per essere pienamente competitivi, anche per colpa di certi azionisti un po’ vetero orientati, al vecchio schema del real estate. Un altro protagonista alla sua prima uscita ufficiale nel nuovo ruolo è Luigi Legnani, Presidente Fercargo. Dal suo canto, Alberto Accetta, Vicepresidente SOS Logistica, ma che nel suo ruolo professionale è consolidatore marittimo, annota come occorra ribaltare la visione pessimista circa le novità legislative poste; ad esempio adeguarsi alla sulphur cap 2020 dell’IMO può diventare un vantaggio, un fattore competitivo, anziché un onere ed un problema. Ereditando ufficialmente da pochissimi giorni il ruolo ricoperto da un esperto con quasi mezzo secolo di militanza tra porti e banchine, Alessandro Ferrari, Direttore Assiterminal, ha subito mostrato di potersi destreggiare egregiamente nel nuovo ruolo, realizzando ragionamenti con valenza anche sociale, facendosi forza anche della sua precedente esperienza maturata presso una compagnia di traghetti che va per la maggiore. L’atteso intervento – unica ‘standing’ dal leggio – di un’autentica passionaria dei trasporti, dotata di spontanea forza dialettica (nomen omen) quale Sandra Forzoni, Segretario Nazionale AITE, non poteva che essere roboante, tale da mettere con le spalle al muro il malcapitato neo-sottosegretario, citando situazioni e casi emblematici di gravissimo impedimento da parte delle pastoie burocratiche a danneggiare i trasporti eccezionali. Prendendo la parola per ultimo, ma sfruttando ampiamente la ribalta, un altro oratore alle prime uscite in questa veste – Enrico Salvatico, Delegato Sez. Logistica, Trasporti e Spedizioni ANIMP – ha certosinamente illustrato attività e necessità delle tre diverse anime di operatori che costituiscono l’associazione. A riportare il dibattito su questioni più assolute ha pensato bene Ivano Russo, Direttore Generale CONFETRA, ricordando come non ci si possa perdere in questioni troppo puntuali relative alle singole situazione di nicchia se prima non prevale un consenso su una posizione di presidio che il nostro Paese deve assumere.

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